Long Term Care: siamo pronti al rischio della non autosufficienza?

Vivere più a lungo potrebbe significare anche dover finanziare periodi potenzialmente più lunghi di assistenza. Quanto sono preparati famiglie, imprese e sistemi di welfare?

Data
20 ottobre 2026
Condividi
Long Term Care: siamo pronti al rischio della non autosufficienza?

Lifespan vs healthspan: quale paradosso vive l'Italia?

L'Italia è uno dei Paesi europei in cui il cambiamento demografico è più evidente, basti pensare che al 1° gennaio 2025, il 24,7% della popolazione italiana aveva almeno 65 anni, raggiungendo la quota più alta in tutta l’UE. Secondo i dati pubblicati da Eurostat nel 2026, l'età mediana ha raggiunto 49,1 anni contro i 44,9 della media europea. Dati che descrivono un cambiamento destinato ad avere conseguenze profonde sul nostro Paese, a partire dal sistema sanitario e assistenziale, ma anche sulle esigenze di protezione delle persone e delle famiglie.

L’aumento della longevità, con i suoi indiscussi benefici, porta con sé una questione meno considerata: una lifespan più lunga, ovvero quanto a lungo viviamo, non garantisce un altrettanto lungo healthspan, cioè quanti anni viviamo in buona salute. Ci troviamo, quindi, davanti a un enorme paradosso: viviamo di più, ma questo non significa automaticamente vivere più anni in buone condizioni fisiche e/o mentali.

WHO Europe sottolinea infatti che in Europa le persone vivono più a lungo, ma questi anni aggiuntivi non sempre sono vissuti in condizioni salutari ottimali. La popolazione con almeno 80 anni, quella con maggiore probabilità di necessitare supporto, è destinata a più che raddoppiare entro il 2050, aumentando la pressione sui sistemi sanitari e assistenziali. In questo scenario, possiamo ancora considerare la Long Term Care semplicemente come un prodotto assicurativo?

Il costo della non autosufficienza è già una realtà

L’interrogativo che sempre più persone dovranno iniziare a porsi sarà come affrontare economicamente il rischio di perdere la propria autosufficienza. Ad aprile 2026 IVASS ha quantificato in circa 35 miliardi di euro all'anno la spesa pubblica italiana per la Long Term Care destinata ad anziani e persone con disabilità non autosufficienti. Di questi, circa 13 miliardi riguardano la componente sanitaria, 15 miliardi l'indennità di accompagnamento e 7 miliardi principalmente servizi erogati a livello locale.

A questo si aggiunge la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie: la stima dell’IVASS si aggira intorno ai 21 miliardi di euro l'anno, precisando che il dato potrebbe essere sottostimato per la presenza di caregiver professionali e assistenti familiari che operano senza contratti regolari. Già oggi, quindi, la non autosufficienza distribuisce il proprio impatto economico tra sistema pubblico e famiglie e le prospettive demografiche rendono il tema ancora più rilevante.

Un sistema di assistenza sotto pressione

Se il finanziamento all’assistenza fa emergere criticità, il problema coinvolge anche la sua effettiva disponibilità. Lo studio Long-term care settings for older people, pubblicato nel 2026 dalla Commissione Europea e realizzato dall'European Social Policy Analysis Network (ESPAN), confronta i sistemi formali di LTC di 38 Paesi europei, analizzando assistenza residenziale, domiciliare e community-based care.  

Il quadro mostra forti differenze nella disponibilità effettiva dei servizi tra e all'interno dei Paesi. In molti casi, le possibilità di assistenza sono condizionate da disponibilità limitata dei servizi, disparità territoriali, carenza di personale e barriere economiche.

Parallelamente, molti sistemi europei si stanno orientando verso soluzioni più centrate sulla persona e sulla comunità, comprese modalità di assistenza supportate dalla tecnologia.

Il punto, quindi, non è solamente chi pagherà l'assistenza. È anche come sarà possibile garantire un'assistenza adeguata a una popolazione progressivamente più anziana.

Il protection gap italiano

Spostandoci sul fronte assicurativo, nel 2024 IVASS ha condotto una specifica indagine presso le compagnie assicurative italiane, rilevando circa 320 milioni di euro di premi nel ramo Vita relativi a coperture che prevedono l'erogazione di rendite in caso di non autosufficienza e appena 29 milioni nei rami Danni per prestazioni di servizi. Considerando però la dimensione economica complessiva della non autosufficienza, quello che emerge è un’elevata sottoassicurazione.

Le possibili ragioni individuate da IVASS interessano sia la domanda sia l'offerta. Dal lato delle famiglie, vengono indicate la possibile sovrastima del futuro supporto del Servizio Sanitario Nazionale, la sottostima della probabilità di diventare non autosufficienti, la fiducia nel sostegno familiare e la possibile sottovalutazione dei costi dell'assistenza. Dal lato dell'offerta, l'Istituto richiama coperture limitate solo alle forme più gravi di non autosufficienza e condizioni contrattuali particolarmente stringenti legate al rischio di selezione avversa.

Quale spazio per la Long Term Care?

Le soluzioni assicurative Long Term Care permettono di trasferire almeno una parte delle conseguenze economiche associate alla perdita di autosufficienza. Ma la questione più interessante, in prospettiva, non è semplicemente aumentare il numero di polizze.

Il vero nodo consiste nel costruire forme di protezione capaci di integrarsi con il sistema pubblico e con gli altri strumenti di welfare, tenendo conto sia dell'evoluzione demografica sia dei bisogni assistenziali. La stessa WHO Europe, nella strategia regionale 2026-2030 dedicata all'healthy ageing, pone l'attenzione sulla necessità di migliorare la vita delle persone anziane di oggi e contemporaneamente investire sulla salute e sul benessere delle generazioni future. In questa prospettiva, anche il mercato assicurativo è chiamato a ripensare il modo in cui affronta il longevity risk e la non autosufficienza.

Oltre la polizza: il ruolo della consulenza strategica

Un protection gap di questa natura richiede un approccio che vada oltre la scelta di una singola copertura. La Long Term Care si inserisce infatti in un sistema più ampio, nel quale protezione individuale, welfare pubblico, risorse familiari e strumenti assicurativi concorrono, con modalità diverse, a sostenere le conseguenze economiche della perdita di autosufficienza.

Per questo, il primo passo è comprendere il bisogno di protezione: quali risorse sarebbero disponibili in caso di perdita dell’autonomia, quale livello di assistenza potrebbe essere necessario e quale parte dei relativi costi rimarrebbe a carico della persona o della famiglia.

Il tema riguarda anche le imprese, chiamate a confrontarsi con una popolazione che vive e lavora più a lungo e con esigenze di protezione destinate a evolvere nel tempo. In questa prospettiva, la Long Term Care può entrare nella riflessione sui programmi di welfare ed Employee Benefits, accanto agli strumenti dedicati alla salute, alla previdenza e alla tutela della persona.

Una protezione da costruire nel lungo periodo

La crescente longevità rappresenta una conquista, ma rende allo stesso tempo più importante interrogarsi su come proteggere economicamente gli anni della vita nei quali potrebbe venir meno l’autonomia personale.

In questo scenario, SABSEG Italia affianca imprese e organizzazioni nell’analisi dei bisogni di protezione e nella costruzione di soluzioni assicurative coerenti con l’evoluzione dei rischi, attraverso un approccio consulenziale che guarda alla tutela della persona nel lungo periodo.

La Long Term Care si inserisce in questa visione: non semplicemente come una copertura da attivare al verificarsi di un bisogno, ma come una componente di una strategia più ampia di protezione e welfare. La sfida è anticipare il rischio, costruendo strumenti di protezione che permettano di affrontare con maggiore consapevolezza e sostenibilità economica un’eventuale perdita di autosufficienza.

Tags
  • Long Term Care